La Barcellona di Woody

2 04 2009

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Vicky Cristina Barcelona è un classico film-spot, uno di quei film che sembrano usciti per promuovere il turismo locale, per riempire gli alberghi anche in bassa stagione.
La coomedia firmata da Woody Allen presenta una città da cartolina, solare e soleggiata, fiabesca e molto, troppo, turistica.
La città rimane uno sfondo piatto, non c’è molta interazione tra i protagonisti dell’intreccio amoroso (Vicky, Cristina, Juan Antonio e Maria Elena) e la capitale catalana, a parte qualche comparsata nei luoghi “cult” della città (La Pedrera, il Tibidabo, Parc Guell e la Sagrada Familia).
Spunti qua e là, una fotografia curata, ma Barcellona dov’è?

Allen ha perso di vista il “terzo protagonista” del film, Barcellona viene passata in rassegna dal regista statunitense in maniera quasi forzata, ne esce uno spot non troppo riuscito e un’immagine falsata della città.
La commedia è leggera e godibile, sicuramente non all’altezza di altre opere recenti dello stesso regista, come Match Point e Scoop.

Ecco il trailer:





Genio e sregolatezza

15 03 2009

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Avvertenza: questo post è dichiaratamente scritto per declamare la grandiosità di Antoni Gaudì.

Ho voluto dedicare un intervento in onore di questo genio dell’architettura perché, pur essendo il secondo viaggio a Barcellona, anche in questa occasione sono rimasto stupefatto di fronte ai suoi lavori, forse anche più di prima. Non sto ad elencare vita-morte-miracoli dell’artista (rimando alla ricerca personale di chi è interessato), ma vale sinceramente la pena di poter ammirare di persona le sue opere e viverle per quelle che sono, ovvero parte attiva della città.

Barcellona deve moltissimo a quest’uomo ed è proprio grazie a lui che appena fuori dal caos cittadino è possibile godere di un parco pubblico fantastico, Parc Guell, ed ancora grazie a lui la città si anima di costruzioni folli, ma a misura d’uomo, come La Pedrera e Casa Battlò.
Il suo contributo per rendere Barcellona quella che è non si limita ai precedenti capolavori, nella sua biografia ne troverete sicuramente altri, in primis la Sagrada Familia, argomento del post precedente.

Dalla mente di un folle perfezionista è nata la Barcellona eccentrica che tutti possiamo ammirare; Gaudì ha lasciato in dono alla città quello spirito d’evasione che anima ogni sua opera e ogni carrer.





La Sagrada Familia e il fascino del cantiere a cielo aperto

13 03 2009

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Qualsiasi turista che capita a Barcellona è costretto, quasi attirato magneticamente, a visitare il monumento simbolo della città: la Sagrada Familia. La basilica è conosciuta come  l’opera più famosa di Antoni Gaudì, celebre architetto modernista catalano a cui dedicherò certamente più di un intervento in futuro, e 127 anni dall’inizio della sua costruzione conserva ancora un fascino particolare. Ciò che la caratterizza è il fatto che l’edificio non è stato terminato ed è tutt’ora in fase di completamento; non parlo di una semplice “rifinitura”, manca ancora una parte consistente del lavoro, si può dire di essere circa a metà dell’opera.

Il progetto originario di Gaudì è maestoso (vedere per credere), gli occhi rimangono estasiati di fronte ad uno spettacolo tanto surreale quanto insolito per una chiesa; dal vivo la visione lascia ancora più stupefatti, pur consapevoli di osservare un’opera incompiuta. Parliamo di un edificio con uno stile architettonico unico al mondo, con elementi gotici che richiamano i castelli di sabbia dei bambini, gocciolanti e fragili, un’estrema semplicità che si dimostra davvero complessa nei differenti significati che comunica al pubblico.

L’opera è grandiosa, non ci piove, ma non riesco ad esserne convinto fino in fondo, mi sorge una domanda: ma il cantiere è una farsa?
I lavori procedono a rilento e non sembrano migliorare ciò che è stato costruito sotto la supervisione dell’architetto catalano, chi lo ha seguito ha cercato di mantenersi fedele al progetto originale ma è netto lo stacco tra vecchio e nuovo, l’accostamento è stridente.
Non metto in dubbio che esistano difficoltà nel portare a termine l’opera, ma penso che il carosello di gru giganti, travi e ponteggi che anima la facciata della chiesa sia ormai diventato un bel siparietto da offrire ai turisti. C’è un fascino innegabile nel vedere l’opera in costruzione, quasi fosse modellata in tempo reale, e gli spagnoli l’hanno capito fin da subito.

Rimango nell’attesa di vedere la Sagrada Familia completata, appuntamento al 2??? (lavori permettendo).








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