Prezzi pazzi: Casa Batlló

28 03 2009

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Perché?
La domanda rimane sempre quella: perché non rendere accessibile al giusto prezzo un edificio di grande rilievo artistico come Casa Batlló?

Si tratta di un’opera d’arte che necessita di essere visitata, Casa Batlló è uno dei due grandi edifici disegnati da Antoni Gaudi su Passeig de Gracia, l’altro è La Pedrera.
Il palazzo dallo stile più che originale, tipico dell’estro creativo dell’architetto catalano, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità nel 2005 dall’Unesco.
Non resta quindi che entrare a visitarlo, la convinzione è tanta, ma un piccolo particolare mi frena. A dire il vero il particolare non è poi tanto irrilevante, parlo del prezzo d’entrata: 16.50 euro. Una vera presa in giro.
Se possedete la Barcellona Card è possibile avere uno sconto del 10% (CHE FORTUNA!).

Da buon italiano, di fronte ad un simile prezzo non ho battuto ciglio e mi sono rifiutato di entrare.
Più che un prezzo di un museo mi è sembrato un prezzo da parco giochi, e pensare che alla Galleria degli Uffizi me la sarei cavata con 6,50 euro, meno della metà.
Se capitate sul Passeig de Gràcia (al numero 43) fate una foto e tirate dritto.





Un parco da sogno

20 03 2009

Non è Disneyland, vero, ma le emozioni che si provano a visitarlo in una giornata soleggiata di primavera, al tramonto, sono uniche.
Sto parlando del Parc Güell, progettato da Gaudì nel 1900 sulla collina del Carmel a nord della città, per volere di Eusebi Güell, imprenditore e politico spagnolo.
Il parco può essere considerato uno dei polmoni verdi della città, un luogo dedicato a coloro che vogliono passare del tempo lontano dai ritmi frenetici della metropoli.

La sensazione all’entrata del parco-giardino è strana: natura e costruzioni vivono in simbiosi, il tutto è magico e surreale.
Salta subito agli occhi la profonda armonia che esiste tra il paesaggio naturale e la struttura del parco; Gaudì ha adattato sale, grotte gallerie, sentieri seguendo il profilo della collina con linee ondulate.
Le colonne non sono dritte ma curve, si appoggiano alle pareti di roccia.
Non troverete le solite panchine anonime dei parchetti cittadini, queste lasciano il posto ad un sedile ondulato di 150 metri ricoperto di mosaici, che delimita la piazza centrale al di sopra della Sala delle cento colonne.
L’aria è allegra, non si respira la noia desolante dei classici parchi cittadini, spesso abbandonati.
L’acqua non sgorga da semplici fontanelle, ma dalla bocca di una salamandra ricoperta da migliaia di piastrelle colorate.

Niente qui è convenzionale, ve ne accorgerete se vi capiterà di visitare questo parco da sogno (non a caso è Patrimonio mondiale dell’UNESCO).

COME RAGGIUNGERE IL PARCO:

Una volta scesi alla fermata Lesseps (linea verde) dovrete camminare per strette stradine in salita, tanto suggestive quanto impegnative, per circa 600 metri; non c’è da proccuparsi, i più sfaticati potranno utilizzare le scale mobili che evitano ai “meno in forma” di lasciarci le penne (non è il caso vostro).
Seguendo le indicazioni troverete con facilità l’entrata del parco, aperto a tutti dalle 10 alle 20.

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Genio e sregolatezza

15 03 2009

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Avvertenza: questo post è dichiaratamente scritto per declamare la grandiosità di Antoni Gaudì.

Ho voluto dedicare un intervento in onore di questo genio dell’architettura perché, pur essendo il secondo viaggio a Barcellona, anche in questa occasione sono rimasto stupefatto di fronte ai suoi lavori, forse anche più di prima. Non sto ad elencare vita-morte-miracoli dell’artista (rimando alla ricerca personale di chi è interessato), ma vale sinceramente la pena di poter ammirare di persona le sue opere e viverle per quelle che sono, ovvero parte attiva della città.

Barcellona deve moltissimo a quest’uomo ed è proprio grazie a lui che appena fuori dal caos cittadino è possibile godere di un parco pubblico fantastico, Parc Guell, ed ancora grazie a lui la città si anima di costruzioni folli, ma a misura d’uomo, come La Pedrera e Casa Battlò.
Il suo contributo per rendere Barcellona quella che è non si limita ai precedenti capolavori, nella sua biografia ne troverete sicuramente altri, in primis la Sagrada Familia, argomento del post precedente.

Dalla mente di un folle perfezionista è nata la Barcellona eccentrica che tutti possiamo ammirare; Gaudì ha lasciato in dono alla città quello spirito d’evasione che anima ogni sua opera e ogni carrer.





La Sagrada Familia e il fascino del cantiere a cielo aperto

13 03 2009

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Qualsiasi turista che capita a Barcellona è costretto, quasi attirato magneticamente, a visitare il monumento simbolo della città: la Sagrada Familia. La basilica è conosciuta come  l’opera più famosa di Antoni Gaudì, celebre architetto modernista catalano a cui dedicherò certamente più di un intervento in futuro, e 127 anni dall’inizio della sua costruzione conserva ancora un fascino particolare. Ciò che la caratterizza è il fatto che l’edificio non è stato terminato ed è tutt’ora in fase di completamento; non parlo di una semplice “rifinitura”, manca ancora una parte consistente del lavoro, si può dire di essere circa a metà dell’opera.

Il progetto originario di Gaudì è maestoso (vedere per credere), gli occhi rimangono estasiati di fronte ad uno spettacolo tanto surreale quanto insolito per una chiesa; dal vivo la visione lascia ancora più stupefatti, pur consapevoli di osservare un’opera incompiuta. Parliamo di un edificio con uno stile architettonico unico al mondo, con elementi gotici che richiamano i castelli di sabbia dei bambini, gocciolanti e fragili, un’estrema semplicità che si dimostra davvero complessa nei differenti significati che comunica al pubblico.

L’opera è grandiosa, non ci piove, ma non riesco ad esserne convinto fino in fondo, mi sorge una domanda: ma il cantiere è una farsa?
I lavori procedono a rilento e non sembrano migliorare ciò che è stato costruito sotto la supervisione dell’architetto catalano, chi lo ha seguito ha cercato di mantenersi fedele al progetto originale ma è netto lo stacco tra vecchio e nuovo, l’accostamento è stridente.
Non metto in dubbio che esistano difficoltà nel portare a termine l’opera, ma penso che il carosello di gru giganti, travi e ponteggi che anima la facciata della chiesa sia ormai diventato un bel siparietto da offrire ai turisti. C’è un fascino innegabile nel vedere l’opera in costruzione, quasi fosse modellata in tempo reale, e gli spagnoli l’hanno capito fin da subito.

Rimango nell’attesa di vedere la Sagrada Familia completata, appuntamento al 2??? (lavori permettendo).








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